Ti racconto il metodo Feldenkrais in Italia e nel mondo: ecco come alcuni ospedali sono arrivati a combattere il dolore cronico

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Ti racconto la storia che io conosco, perché l'ho vissuta, dell'evoluzione del Metodo Feldenkrais in Italia e nel mondo

Negli anni 80' Mara Della Pergola, iniziò l'ultimo corso di formazione Feldenkrais tenuto da Moshe Feldenkrais prima della sua morte nel 1984. Possiamo dire che fu la prima italiana ad iniziare a diffondere il metodo. Dopo di lei due gruppi, uno di circa dodici persone iniziò il corso a Parigi ed uno di altre tre, tra le quali io, a Londra. Eravamo dei pionieri che pur di studiarlo, eravamo disposti anche ad andare all'estero. Negli anni 90' iniziammo anche a cercare di strutturarlo un pò, visto che Moshe si dedicava più all'insegnamento, alla formazione di ciascuno e non si era interessato alla cosa. Le seguenti frasi ce lo dimostrano:
"I miei pazienti sono semplicemente persone che cercano di stare meglio e di essere più umane".
"È triste ammettere che è stato solo curando i malati che sono riuscito ad imparare come aiutare anche le persone normali, ma è una generalizzazione che, fortunatamente, presenta alcune eccezioni".
"Per molti anni ho lavorato con persone che si sono rivolte a me in cerca di aiuto. Alcune si lamentano di dolori fisici, altre di angosce mentali e solo poche parlano di disturbi emotivi. Ho qualche difficoltà nello spiegare ai miei seguaci che non sono un terapeuta e che il mio contatto con una persona mediante le mani non ha alcun valore terapeutico o curativo, per quanto le persone migliorino. Io credo che migliorino perché imparano, ma pochi sono d'accordo: La mia attività non assomiglia all'insegnamento come è inteso attualmente. L'accento è sul processo di apprendimento, piuttosto che sulla tecnica di insegnamento". "Quando lavoro con le persone intendo dire che danzo con loro".

Ricordo ancora le prime riunioni a Lugano e a Parigi, dove fondammo il futuro international Feldenkrais Federation (IFF) ed EUROTab, ed i primi problemi con alcune classi mediche in svizzera che volevano 'impadronirsi' del metodo. Sono molto grata al New York Times ed a Repubblica che finalmente ne hanno parlato, ma le cose che scrivono ora le abbiamo già fatte trent'anni fa in molti, solo che il metodo è una cosa che richiede un serio impegno e non è soggetto alle mode del periodo, quindi, passa nascosto, ma passa. Se ne accorge chi è attento e curioso! Dal 1993 al 2016 ho scritto 4 numeri di RIZA SCIENZE, di circa 80 pagine ciascuno, L'ultimo è risultato il numero di RIZA più venduto dell'anno. Io scrivo la mia storia ed invito tutti i miei colleghi a scrivere la loro. Abbiamo investito tante energie... Sono grata delle conferme della dottoressa Sterzi del Campus Biomedico quando afferma che il metodo non fa parte dei metodi New Age, forse però non sa che questo è il frutto del lavoro di alcuni tra noi, tra i quali io che ho fatto una relazione ad una conferenza organizzata dal CESNUR di Introvigne ad Amsterdam nel 1998, cercando di differenziare il metodo dal suo uso improprio fatto da alcune persone, che sono andata al Pontificio Consiglio della Cultura, dove ho chiarito che erroneamente era stato listato con un copia incolla in un documento. A quel tempo, Michelle Silice, nipote di Feldenkrais non voleva parlare di possibili sbandamenti da parte di qualcuno o di qualche associazione perché diceva che era meglio ignorarli, ma, purtroppo, nel mondo, non in Italia, qualcuno mescolava. Per questo ho iniziato a studiare filosofia in università anche su queste tematiche. A fine anni 80' iniziarono ad uscire le prime conferme della validità del nostro lavoro. Ricordo ancora il famoso libretto di John Sarno, Mind Over Back Pain ... Già nel 91, a Verona, feci la relatrice della tesi di diploma in fisioterapia di due persone sul Feldenkrais. Potete immaginare, il mio schock alla discussione di tesi, quando uno dei più famosi ortopedici, insegnanti della scuola disse ai poveri diplomandi che la cosa importante era la meccanica, per esempio, piegare il braccio, il come ed il dolore non avevano importanza. Nello stesso anno, con il primario dottor Renato Avesani all'ospedale di Negrar, in provincia di Verona, il metodo fu sperimentato sui pazienti che ne ebbero un gran giovamento e mi fu chiesto di organizzare per qualche anno aggiornamenti per i fisioterapisti che lavoravano all'ospedale e per il primario. Ho poi avuto il piacere di insegnare in un Centro per i disturbi alimentari, in Conservatorio e quest'anno per la prima volta alla Biennale di Danza a Venezia. Purtroppo, in Italia, siamo "indietro" nel campo del movimento. in Germania e Svizzera, ad esempio, gli stessi medici di base consigliano questo lavoro. In Italia costantemente mi ritrovo a fare un lavoro di diplomazia nei confronti di medici che non conoscono ed invece di ammetterlo, a volte escono dalle loro competenze. Va inoltre sottolineata l'importanza della medicina narrativa e preventiva, è molto difficile migliorare o far stare meglio le persone con le dieci sedute di fisioterapia classiche, sono l'educazione e la prevenzione ad essere vincenti!
Dopo trent'anni, alcuni social hanno fatto i primi passi di apertura verso il Feldenkrais, condividendo il suo valore per migliorare il dolore, ma come dice Mara della Pergola, parlando del suo nuovo libro, è una grande riduzione parlare del nostro lavoro solo come la panacea per il mal di schiena, va sviluppato il valore della consapevolezza corporea, del movimento in ogni ambito. Lo si può considerare, come diceva Moshe Feldenkrais, la grammatica del movimento e la grammatica è la base della narrativa del movimento! (se leggi la mia Home Page comprenderai meglio.)

Spero che non ci si impieghi altri trenta anni a comprenderne la valenza profonda, attendendo un altro articolo del New York Times, sarebbe una perdita, una mancanza di arricchimento per tutti!

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