LA NARRATIVA FELDENKRAIS

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Parlando del Metodo Feldenkrais possiamo dire che c’è anche una “narrativa del movimento, del corpo”, frutto della storia corporea della persona. In questo senso le abitudini corporee, i traumi, l’attività motoria esercitata nel passato, l’influenza emotiva ecc.
Feldenkrais cerca di aiutarci a vivere un’unità nel movimento e poi vedremo come.
Potremmo dire che con il metodo Feldenkrais viene richiesta una integrazione della persona nel movimento (non a caso le lezioni individuali sono chiamate integrazione funzionale), come in etica della persona nell’atto.

Molte persone si ammalano o si muovono male perché hanno dentro di sé qualcosa che si è spaccato, e questa spaccatura si ripercuote spesso sul corpo. Essere sano significa essere integro, intatto, pacificato con tutto quello che c’è in me, mentre a volte succede che chi si identifica con ideali troppo alti corre il pericolo di lasciar da parte la propria realtà e questo può ripercuotersi anche sul corpo come cattiva funzionalità, postura scorretta o malattia.
Come vedremo “la cattiva postura è la controparte fisica, esternamente osservabile, del conflitto e della contraddizione interiori. Viene coltivata durante il periodo della dipendenza, quando si richiede al bambino di compiere atti per i quali non ha ancora i mezzi necessari”.
Per esempio, spingere un bambino che non è ancora pronto per camminare a farlo con un riconoscimento affettivo, danneggia la sua futura postura, come danneggia lo sviluppo motorio una specializzazione sportiva precoce dei bambini, come il costringersi a fare dei movimenti se la nostra storia motoria non ce li permette ancora.
Nel metodo Feldenkrais, durante le lezioni “il fine” è chiaro nella testa dell’insegnante ma agli allievi viene fatta mettere l’attenzione sul “come si muovono”, in modo che si rendano conto della loro realtà di partenza, dei loro blocchi, tensioni, abitudini ecc. e che raggiungano il fine divertendosi ed integrandosi nel movimento. Si è così costretti a mettersi in quello che si fa in quel momento presente, ascoltandosi e rispettando i propri tempi e la propria storia e rendendosi conto che troppo spesso siamo schiavi della tensione muscolare che ci impedisce di muoverci in modo efficiente.
E il nostro sistema nervoso ha delle grandissime potenzialità, per cui quello che magari non era possibile fare all’inizio della lezione, con l’ascolto ed il rispetto di se stessi alla fine riesce.
Molte persone non hanno amore per il proprio corpo e se non funziona come loro desiderano, arrivano, anche se simbolicamente “a picchiare, a prendersela con la parte meno efficiente”, invece di contemplarsi come sono, ma questo è il risultato di una educazione moderna in cui il corpo è visto come un oggetto del quale posso fare quello che voglio e trasformarlo come voglio.
Inoltre, la pratica del metodo Feldenkrais che si basa sul muoversi in modo intelligente e consapevole e meno sullo sforzo muscolare, è molto efficace in chi ha avuto un’ educazione volontarista.
Per Feldenkrais, il superfluo in azione è peggiore dell’insufficiente perché ci costa sforzo inutile, invece nelle nostre lezioni si rende l’impossibile possibile, il possibile facile, confortevole, gradevole ed il facile esteticamente piacevole. Molto interessanti sono queste sue parole: “occorre prima pensare al movimento migliore piuttosto che a quello giusto; il movimento giusto non si svilupperà in futuro. In diverse olimpiadi, per vincere una medaglia d’oro, la cosa ‘giusta’ era saltare due metri e quattro centimetri, e finchè questo record era considerato ‘giusto’, anche i migliori non riuscivano a superarlo. Oggi per qualificarsi occorre saltare oltre due metri e venti, e molti raggiungono i due metri e trenta. Il meglio può essere migliorato, il giusto rimane per sempre un limite. (…) Questo non vuol dire giocare con le parole, come solitamente facciamo; pensate al vostro atteggiamento quando sentite di non aver fatto del vostro meglio, mentre sareste riusciti sforzandovi un po’ di più, e paragonatelo allo stato d’animo di quando non ottenete lo scopo prefisso nonostante uno sforzo supremo, e vi sentite quindi scoraggiati e sminuiti ai vostri stessi occhi. Nel primo caso vi è la spinta a ritentare, nel secondo no”.
Con questo lavoro diventiamo attori della nostra storia, non deleghiamo ad un altro la nostra salute, la postura, il risultato artistico o sportivo, ma impariamo a lavorare su di noi, assumendoci la nostra responsabilità. Questo non è facile, molte persone preferiscono che gli attori siano altri a cui delegare l’apprendimento o il “trattamento” e mancando questa consapevolezza corporea, sottovalutano le piccole abitudini quotidiane, mentre col nostro lavoro, dopo aver praticato le lezioni individuali o di gruppo ci si accorge che piano piano si diventa consapevoli non solo di come ci si muove e con quanta tensione, ma anche di queste piccole abitudini che possiamo sostituire muovendoci meglio sempre, non solo nell’ora di lezione. Ma questo, come si dice oggi, richiede “lavoro su di sé”, curiosità e fiducia iniziale verso questo tipo di attività perché si inizia a capirla nella sua grande ricchezza solo dopo qualche mese di pratica.
Merita una riflessione anche il concetto di modello nel Metodo Feldenkrais. Nelle lezioni non si copia alcun modello perchè non c’è nessuno da imitare, visto che ogni persona è unica come lo è il suo modo di muoversi. Questo non significa che non ci siano movimenti più funzionali di altri, ma la persona vi è condotta partendo dalla sua storia qui e adesso ed in questo modo, muovendosi in modo intelligente, arriva a fare dei movimenti che non avrebbe mai fatto.
Il tutto è una ricerca, spesso arrivare a questo cambiamento non è facile ed inoltre può essere che abbia una migliore postura uno storpio che uno completamente dritto. Anche se vogliamo cambiare, vediamo i nostri sforzi minati dalle abitudini precedenti e da motivazioni conflittuali. L’ eliminare le resistenze e ridurre lo sforzo è costante nell’evoluzione di Feldenkrais. Già negli anni venti aveva mostrato come lo sforzo di riuscire interferisca nella realizzazione degli obiettivi. Parallelamente allo studio sull’ipnosi, Feldenkrais si era dedicato all’arte marziale del jujitsu che significa l’arte di cedere, e questa disciplina dimostra come sia controproducente opporsi alla resistenza.
Questa forma di ricerca esploratoria del movimento richiede di farsi bambini e di imparare a muoversi in “abbandono”. Gli adulti mentalmente rigidi fanno molta fatica ad accettarlo e a goderne ma dopo che si sono fidati sono grati per il lavoro fatto.
L’azione o fotogramma Feldenkrais ha anche la caratteristica, come vedremo più avanti, di essere reversibile in modo da poter esercitare la scelta in ogni momento, una sorta di padronanza che ci permette di iniziare, arrestare o cambiare la direzione del nostro movimento. Questo modo di muoversi è in contrasto con i comportamenti compulsivi, in cui ripetiamo costantemente vecchi comportamenti in modo meccanico. Per Feldenkrais il termine reversibilità significa un’estensione dei principi della fisica: “la reversibilità sta alla dinamica dell’azione corporea come l’equilibrio instabile alla posizione statica”. Come scriveva Mark Reese, “egli sviluppa questo concetto per esprimere un ordine di flessibilità comportamentale e di azione intenzionale che può servire come standard per misurare il livello di organizzazione, o di qualità di ogni azione. Feldenkrais applica il principio ad ‘ogni attività umana, sia essa considerata dal punto di vista fisico o emotivo’, perché è possibile solo quando c’è un controllo sottile di eccitazione e inibizione, e c’è un normale flusso e riflusso tra il parasimpatico ed il simpatico”. Reversibilità quindi significa maturità emotiva e salute perché indica che non siamo dominati dalle nostre passioni.
E’ interessante anche l’applicazione che Feldenkrais fa di questo anche alla vita sessuale: “solo le persone veramente mature e ben coordinate possono interrompere un rapporto sessuale, rinunciarvi o riprenderlo senza alcun problema”. Teniamo presente che per Moshe “la funzione sessuale è l’espressione biologica della spinta all’accoppiamento e alla comunione con altri. L’individualista più estremo deve rinunciare in parte alla sua autosufficienza per rendere possibile la relazione sessuale. Una buona integrazione sociale richiede la consapevolezza che il nostro benessere personale dipende dagli altri”.
Feldenkrais ideò questo metodo per creare un equilibrio interno tra tensione muscolare, corteccia cerebrale, sistema nervoso autonomo e postura, da una parte, e la nostra esistenza personale e sociale, dall’altra. Scopo dei movimenti Feldenkrais è di agire su tutti questi livelli simultaneamente, cambiando in modo concreto e sensibile il nostro modo di agire in relazione all’ambiente.
Egli era tuttavia consapevole che “di fatto conosciamo così poco sul funzionamento del sistema nervoso in quanto unità completa, che non abbiamo il diritto di aspettarci che una qualsiasi teoria sia vicina alla verità. Siamo costretti ad accettare ipotesi che semplifichino l’approccio, e che indichino una direzione di ricerca nella quale ci si può aspettare una qualche chiarificazione alle nostre idee; attraverso approssimazioni successive si può sperare di arrivare a qualche fatto, invece che ad attraenti, ingegnose congetture”. Le scoperte più interessanti degli ultimi anni, riguardano i “neuroni a specchio” e hanno molto in comune col Feldenkrais.