LA MASCHERA: ANIMALE RAZIONALE DIPENDENTE

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L’essere umano è un’unità.
Varie sono le visioni della persona. C’è chi la vede come un’unione di anima e di corpo separati, chi come un’unica cosa senza distinzioni, chi come un’unità di diverse dimensioni.
Feldenkrais crede molto nell’unità e scrive “i metodi di cura dei blocchi e dello sviluppo emotivo e fisico mostrano una grande divisione tra la teoria e la pratica.

La maggior parte delle teorie parla di ‘entità biologica’, o sostiene che l’uomo deve essere considerato come ‘un tutto unico’, una ‘unità’, una ‘globalità’, ma in pratica ogni scuola tratta direttamente solo una piccola parte della personalità tanto che nella pratica psichiatrica perfino la psiche è suddivisa, e anche il corpo lo è nella rieducazione fisica”.
Il pensiero di Feldenkrais ha degli aspetti che sono stottolineati anche da Alasdair MacIntyre e di Robert Gahl.
Essi, quando parlano della persona, sottolineano l’importanza dell’ animalità umana e non parlano di un io disincarnato (disembodied) autonomo e perfino neutro, infatti quando qualcuno che amiamo scompare, diciamo che “è morto”, non che il “suo corpo è morto” ed inoltre evidenziano anche che l’uomo raggiunge la perfezione umana solo attraverso quelle costrizioni peculiari dell’animalità umana (Robert Gahl).
Alcuni autori “hanno sottovalutato l’importanza del fatto che i nostri corpi sono corpi animali, con l’identità e la continuità dei corpi animali, e non sono riusciti a capire che in questa vita noi non semplicemente abbiamo, ma siamo i nostri corpi”.
Tommaso d’Aquino già ai suoi tempi scriveva che “dal momento che l’anima è parte del corpo dell’essere umano, l’anima non è l’intero essere umano e la mia anima non corrisponde al mio io”. E questo è un pensiero che va rispolverato magari rileggendo quelle ricerche fenomenologiche che hanno portato Merlau-Ponty a concludere che io sono il mio corpo.
“Gli aristotelici avevano posto l’accento sulla distinzione tra il vivente e l’inanimato, includendo gli esseri umani nel genere degli ‘animali’ in modo che persino la razionalità specifica degli uomini dovesse essere intesa come una forma di razionalità animale. A partire da Darwin, poi, noi dovremmo ormai aver acquisito il dato che la storia umana, quale essa sia stata, è la storia naturale di una tra le diverse specie animali e che può sempre esser utile, e spesso è necessario, leggere una simile storia in parallelo con quella di qualche altra specie animale” (A. MacIntyre). Questo è sottolineato anche da Feldenkrais.
Noi troppo spesso dimentichiamo con facilità la nostra corporeità e che il nostro pensare è quello proprio di una particolare specie animale. Dimentichiamo la dipendenza che si manifesta nella relazionalità, nell’essere in società, nel realizzare che il nostro benessere personale dipende dagli altri.
Infatti una delle tesi dei nuovi studi è che “le virtù di cui abbiamo bisogno se dobbiamo progredire dalla nostra iniziale condizione animale a quella di agenti razionali indipendenti, sono le stesse identiche virtù che ci permettono di interagire e di dare risposta alla vulnerabilità e alla disabilità nostra ed altrui. Esse sono le virtù di animali razionali dipendenti, la cui dipendenza, razionalità, animalità vanno comprese in reciproca relazione”.
Le virtù di indipendenza razionale permettono alla persona di orientare la propria vita al di sopra delle pulsioni immediate con un corretto uso della razionalità e dell’immaginazione rivolta al futuro.
Quelle della dipendenza riconosciuta insegnano ad accettare di essere soggetti agli altri ed alla realtà nel suo complesso.

“Senza la comprensione della dipendenza, non si capirà mai come agire nei confronti di chi è dipendente, che cosa può insegnarci chi è malato e perché rispettare chi si trova in una situazione che un giorno potrebbe essere la mia, Ma soprattutto, non si potrà mai comprendere la perfezione del giudizio razionale indipendente e insegnarla ad altri e tutto ciò separatamente da un’inevitabile dipendenza” . - Marco D’Avenia

“La disabilità, tanto fisica quanto morale, è un limite del corpo: di conseguenza, le abitudini mentali che implicano una negazione del dato della sensibilità e della dipendenza porteranno a una considerazione inadeguata delle dimensioni corporali della nostra esistenza, quando addirittura non arriveranno a negarle”.

Va quindi detto che benché la nostra differenza con gli altri animali vada sottolineata, ha una certa rilevanza il fatto che nella nostra infanzia e anche più avanti ci comportiamo nel mondo in modo assai simile agli altri animali intelligenti. “Anche quando superiamo alcuni dei loro limiti, non arriviamo mai ad affrancarci completamente da quanto abbiamo in comune con loro. Di fatto la nostra abilità nel superare quei limiti dipende in parte da alcune di quelle caratteristiche animali: tra queste la natura della nostra identità (…). L’identità umana è in primo luogo, se non addirittura soltanto corporea e di conseguenza è un’identità animale, ed è in riferimento a questa identità che le continuità delle nostre relazioni con gli altri sono parzialmente definite”.
Studiando gli altri animali, per es. il delfino tursiope si arriva ad un modo nuovo di guardare alla natura umana.

Il lavoro col metodo Feldenkrais agisce in profondità sul sistema nervoso e, come detto, parte dall’esperienza sottolineando l’unicità del corpo e del sistema nervoso di ciascuno di noi. Va ricordato che Il sistema nervoso, a livello centrale, trascende l’aspetto materiale quando pensiamo alle funzioni corticali superiori legate alle capacità cognitive, relazionali e affettive.
In Corpo e comportamento maturo Feldenkrais scrive che tutti “i meccanismi che hanno a che fare con i movimenti volontari hanno nell’essere umano appena nato uno sviluppo molto incompleto; da questo punto di vista, la maggior parte degli altri mammiferi è relativamente più avanzata”. Ma il comportamento degli altri mammiferi è prevalentemente ereditato e di carattere riflesso, quindi più stereotipato con differenze individuali molto esigue, ammesso che vi siano.

Nell’ uomo, invece, “il cervello cresce e si forma mentre egli si adatta alla vita. Le parti del sistema nervoso che si sviluppano dopo la nascita sono connesse con l’azione volontaria, muscolare o altro, e i veri e propri schemi motori della corteccia sono formati e profondamente influenzati dall’esperienza individuale. La corteccia motoria umana è perciò unica nelle sue reazioni: non ne esistono due che siano identiche. La maggior parte degli atti volontari è perciò dovuta a connessioni e vie nervose che sono essenzialmente più temporanee che non i vari schemi congenitamente ereditati del comportamento riflesso.
Di conseguenza gli istinti negli animali e negli uomini sono molto differenti. Nell’uomo c’è ben poco che possa essere definito istintivo, si parla di tendenze; nemmeno l’istinto del cibo o l’istinto di autoconservazione sono così completamente indipendenti dall’esperienza individuale come lo sono negli altri animali.
La debolezza degli schemi di azione istintivi per l’uomo e il lungo periodo di crescita delle innervazioni volontarie sono per la maggior parte responsabili dell’infinità varietà di modi nel compiere anche gli atti più semplici e fondamentali.
L’apprendimento diventa il più importante, e anzi l’unico aspetto che distingue l’uomo dal resto dell’universo vivente”.

Secondo Feldenkrais “la formazione di nuovi schemi a partire dall’esperienza personale precedente (in breve l’apprendimento) è la qualità che distingue l’essere umano. Essa è anche il fondamento dell’immaginazione (…) L’apprendimento umano è intrinsecamente connesso con l’immaginazione”.
A questo riguardo, è interessante sapere che alcuni studi svolti intorno all’immaginazione ci dimostrano che è valida quella attività della immaginazione che ci permette di cogliere tutta la ricchezza del reale, che non si limita alla semplice comprensione logica e concettuale, mentre invece è psicologicamente dannosa l’attività immaginativa che infrange i vincoli tra l’essere e la realtà e tende ad allontanarsi da essa e quindi a non vederla e a non valorizzarla. In questo senso si può pensare come ad una forza centrifuga dell’immaginazione che tende ad estraniare l’intelligenza ed il cuore da ciò che abbiamo tra le mani, e che costituisce la nostra realtà quotidiana: il nostro lavoro, le persone che ci stanno accanto ecc.
Si può inoltre dire che l’uomo ha una capacità unica di formare nuove vie, nuove connessioni e che per uno stesso atto che realizza uno stesso fine, i percorsi nell’innervazione della corteccia e dei gangli basali sono diversi da una persona ad un’altra.

“A causa della speciale capacità dell’uomo di formare nuove risposte, il tipo di stimolazioni a cui ogni singolo sistema nervoso è sottoposto varia da persona a persona, perciò le risposte (…) sono diverse perfino quando gli stimoli, siano essi fisici, chimici o d’altro tipo, sono identici. Le implicazioni di questa unicità dell’uomo sono anche maggiori di quanto non si possa sospettare: un esame più attento getta una luce singolare sulla natura e sul comportamento umani” . - Moshe Feldenkrais

Feldenkrais sottolinea l’influsso dell’ambiente, perché nessuno è in grado di vivere, ricercare la felicità e migliorarsi da solo. Non si può infatti ignorare che è un adulto a guidare i nostri primi passi: noi dipendiamo dall’adulto per molto più tempo di qualsiasi altro animale, e in maniera più assoluta. La dipendenza è la principale arma o strumento di insegnamento. Tutte le normali funzioni non appaiono spontaneamente, a volte i genitori anticipano i tempi quando il sistema nervoso non è ancora pronto, e l’adozione di un particolare schema d’azione da parte del bambino è dovuto all’inclinazione verso l’imitazione degli adulti interessati, anche nel migliore dei casi. E’ probabile che egli adotti un particolare modo di fare al fine di soddisfare o di imitare qualche adulto.
Il corpo, quindi, si modella sui nostri modi di fare abituali. Innumerevoli azioni ripetute, svolte per anni di seguito, come quelle quotidiane, modellano perfino le ossa, per non parlare dei muscoli. Le imperfezioni fisiche che compaiono nel nostro corpo molto tempo dopo la nascita sono principalmente il risultato delle attività che gli abbiamo imposto.
Questi atteggiamenti sono acquisiti attraverso una ripetizione a cui viene data ogni volta un consenso tacito o conscio. Presto iniziamo a sentirli come naturali e corretti e dopo un po’ cominciamo ad essere incapaci di cambiarli e prima o poi consideriamo queste abitudini come le sole possibili, impervie alla correzione; diventano parte integrante della nostra identità.
Feldenkrais dice anche che quando una persona continua ad usare un modello di comportamento stereotipato, invece di quello appropriato alla realtà presente, il processo di apprendimento è arrivato ad un punto morto e che la persona immatura non può fare a meno di riportare nel presente la totalità di una situazione passata, mentre quella matura ha imparato a portare nelle circostanze presenti solo quelle parti delle esperienze precedenti che egli consciamente ritiene necessarie.

 

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