L’amore più profondo implica tuttavia una dimensione tattile

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L’udito e la vista sono i sensi più nobili, i più oggettivi, i più aperti alla conoscenza, e per questo servono direttamente lo spirito. Tramite loro, insegniamo il vero e percepiamo il bello. Ma che cosa apprendo palpando?(...)

Cosa accade, dunque, quando tocco? Vengo io stesso toccato. Di questo libro che tenete tra le mani, anche se non è provvisto di sensibilità, dite che vi tocca, perché, «nel tatto, percepire un oggetto e percepire se stessi non sono distinti».

(...) Il nostro senso più nobile (vista) non ha questo potere: in generale, vedo senza vedermi contemporaneamente. E anche se mi guardo allo specchio, lo statuto della mia immagine non differisce sostanzialmente dallo statuto degli altri oggetti visibili, tanto la vista è un senso obiettivo. Non è per riflessione che mi riconosco in quel riflesso. (...) Nello sguardo, il nostro stesso corpo ci risulta, in un certo senso, estraneo, e lo rimane. Posso vedere la mia mano come la vedono gli altri. Ma nessuno può sentire la mia mano come io la sento. Nell’atto di usarla, sento la mia mano come mia senza vederla. 

Se fossi soltanto visivo, avrei bisogno del tempo per distinguere le mie gambe dalle vostre, nel caso ci trovassimo seduti vicini.

Solo col tatto, io sento direttamente il mio corpo come mio. (...) E lo sento interamente, poiché il tatto non è localizzato in un organo, bensì diffuso attraverso tutta la mia stoffa carnale. (...) Così che avere il tatto più fine significa sentirsi e sentire il mondo più radicalmente di tutti gli altri animali e poter godere più profondamente di loro della propria presenza presso le cose. (...) Se la vista e l’udito procurano piuttosto la gioia di conoscere, il tatto ci procura quella di essere, che ne costituisce il fondamento.

Mi sento piantato al suolo, con tutto il mio peso di pover’uomo, avviluppato d’aria e dai miei abiti, proprio qui, esattamente qui, come un imbecille e come un dono. (...) A differenza della vista e dell’udito, il tatto mi coinvolge proprio in ciò che recepisco. Il tatto è il senso dell‘avventura. L’animale che è dotato del tatto più fine è dunque anche «il vivente più esposto ai rischi, il più avventuroso.

 Anche la carne che sento, e per mezzo della quale mi sento, mi sta sentendo e, pertanto, si sta sentendo. (...) Le nostre mani e le nostre labbra si rispondono e risvegliano reciprocamente i nostri contorni. - F. Hadjadj, Mistica della carne.

 

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