F.A.Q. SU FELDENKRAIS

1- Cosa c’è di diverso dalla ginnastica e dalla fisioterapia?
2- In cosa il Metodo Feldenkrais si differenzia dal massaggio e dalla chiropratica?
3- E’ una ginnastica posturale?
4- Qual è l’idea di postura nel Metodo Feldenkrais?
5- Quante volte a settimana praticarlo e per quanto?
6- Quanto influisce sulla vita quotidiana?
7- E’ una terapia?
8- Può sostituire la psicoterapia?
9- Come concepisce la sessualità Feldenkrais?
10- Serve per il mal di schiena?
11- Cosa dice Feldenkrais delle neuroscienze?
12- Qual è la visione dell’essere umano di Feldenkrais?
13- Ha a che fare con spiritualità e religione?
14- Allora perché spesso è mescolato ad altre attività e volte di stampo new age?

1- Cosa c’è di diverso dalla ginnastica e dalla fisioterapia?
Innanzitutto è un’educazione e l’obiettivo non è tonificare la muscolatura o essere una terapia in senso stretto.
L’obiettivo, ce lo dice la definizione stessa del lavoro di gruppo, è: conoscersi attraverso il movimento, migliorare l’immagine di sé, arrivare a muoversi con il massimo dell’efficienza ed il minimo sforzo, muovendosi in modo intelligente e consapevole. Il metodo quindi agisce sulla riprogrammazione del sistema nervoso per migliorarne il funzionamento attraverso movimenti lenti. Si arriva  a svincolarsi da schemi motori e posturali inadeguati e a ridurre sforzi muscolari inutili.
Diversamente dalla ginnastica che si basa su esercizi settoriali per allenare il muscolo, il Feldenkrais mette l’attenzione su “come” ci si muove e come il movimento di una parte è il pretesto per organizzare tutto il corpo.
Per fare questo, le lezioni sono diverse ogni volta ed ogni volta si impara ad esplorare nuovi modi di muoversi senza stereotipi.
Diversamente dalla ginnastica e dalla fisioterapia i movimenti vanno fatti lentamente, non bisogna fare sforzi e quando sorge dolore o tensione il movimento va ridotto o eliminato. Per poterne beneficiare e godere è necessario un atteggiamento mentale curioso ed aperto, non rigido, come i bambini, non il voler fare le cose correttamente e perfette al primo colpo. Questo sarebbe una contraddizione, poiché essendo i movimenti inusuali e diversi ogni volta è impossibile che riescano subito.
Il metodo richiede l’ascolto del proprio corpo, non il controllo o la costrizione diversamente dalla ginnastica e dalla fisioterapia, anzi si potrebbe dire per eccesso che richiede di lavorare in “abbandono”. Questo lo rende un po’ difficile da comprendere subito, ci si impiegano dei mesi per apprezzarlo a fondo.
I movimenti sono ingannevolmente semplici ma si nota che perfino nelle azioni umane più semplici, si può scoprire fino a che punto si realizza in modo efficiente le nostre intenzioni, e fino a che punto incontriamo resistenze e blocchi.
Per praticarlo è necessario, vincere le resistenze di:
voler fare bene e bella figura;
avere la sicurezza di essere corretti ad ogni istante;
copiare qualcuno (nel Metodo Feldenkrais non c’è dimostrazione).
Conviene mettersi in un atteggiamento di accettazione di sé e di rispetto dei propri limiti. All’inizio della lezione a volte c’è la frustrazione del rendersi conto della tensione e dell’incapacità di muoversi… alla fine si sperimenta la piacevolezza del movimento e a che punto arrivano le potenzialità del nostro corpo e del sistema nervoso.
Queste descrizioni delle differenze danno una vaga idea ma visto che la parola che lo definisce diversamente da ginnastica, fisioterapia, yoga, aerobica, ginnastica posturale non è ancora collegata al suo significato la cosa migliore per iniziare a farsene un’idea è provarlo!
2- In cosa il Metodo Feldenkrais si differenzia dal massaggio e dalla chiropratica?
La cosa in comune è che in tutte queste pratiche la persona viene toccata, ma il Metodo Feldenkrais è molto differente. Nel massaggio il massaggiatore lavora direttamente sui muscoli, il chiropratico con le ossa. Questi sono approcci strutturali che cercano di ottenere cambiamenti attraverso cambiamenti nella struttura (muscoli e colonna vertebrale). Il Metodo Feldenkrais lavora sull’abilità di regolare e coordinare il movimento, il che significa lavorare sul sistema nervoso. Noi lo consideriamo un approccio funzionale attraverso il quale si può migliorare l’uso di se stessi inclusivo di qualsiasi considerazione strutturale presente.
3- E’ una ginnastica posturale?
No, semplicemente perché non è ginnastica.
Influisce sì sulla postura, anzi, ha effetti più duraturi della ginnastica posturale che spesso lavora sul controllo e sulla costrizione in una determinata postura corretta. Si potrebbe dire che è la base, la grammatica per migliorare la postura, anche perché questo avviene in modo piacevole ed intelligente. L’esperienza ci insegna che senza un lavoro sulla consapevolezza la postura, non si migliora, basti pensare a quante volte, nonostante ci sia stato detto di stare seduti dritti, dopo un po’ abbiamo ripreso una posizione abituale anche se poco funzionale, nella quale ci sentiamo a nostro agio.
Molto spesso le persone, dopo anni di certa ginnastica posturale noiosa e non sempre efficace scoprono nel Feldenkrais la gioia di sentire la differenza nel proprio corpo ed i dolori causati magari da una scoliosi scompaiono.
4- Qual è l’idea di postura nel Metodo Feldenkrais?
Diversamente da tante discipline e ginnastiche posturali l’idea Feldenkrais di postura è essenzialmente dinamica, essa viene chiamata anche attura. Le parole di Feldenkrais ce lo spiegano bene:
“Non siamo un edificio statico e il recupero del buon funzionamento di un essere umano è una questione molto delicata, che richiede la conoscenza essenziale di come si instaura un certo comportamento, e un’intuizione ancora maggiore per capire quello che il paziente stesso non sa… Sembra del tutto ovvio che la vita non è statica. E’ un processo che continua nel tempo da quando ha inizio e che si muove in avanti verso un futuro senza limiti. Probabilmente tutti sanno che la vita è un processo, ma non che l’equilibrio statico non è applicabile ad un processo. Quando una struttura statica viene abbattuta rimane a terra. Un corpo vivente, invece, in movimento o inerte, rivela modi inaspettati di reagire al pericolo di essere abbattuto…
La postura umana, nonostante le implicazioni del termine, è un equilibrio dinamico. Una postura è buona se è in grado di riguadagnare l’equilibrio dopo un grosso disturbo.
La vita è legata al tempo. E’ un processo attivo che ha bisogno dell’organizzazione interna dell’individuo per affrontare e influenzare i cambiamenti esterni. Impariamo ad organizzarci internamente per affrontare le sfide degli altri o per sfidarli noi stessi. L’ansia rende imperfetta e scadente la nostra organizzazione interna, che quindi agisce in modo imperfetto e scadente e funziona male. Più le nostre intenzioni e le nostre prestazioni sono fisse, meno sono efficaci. La vita è un processo temporale, e il tempo non può essere fisso. Se non impariamo a conoscere noi stessi il più intimamente possibile, limitiamo la nostra scelta. La vita non è tanto piacevole senza libertà di scelta. Il cambiamento è molto difficile senza alternative in vista; allora ci rassegniamo a non affrontare le nostre difficoltà come se fossero sancite dal cielo” (Moshe Feldenkrais, The elusive obvious).
Per molte persone posizione e postura sono sinonimi, ma si può ottenere una buona posizione ed una cattiva postura. La posizione riguarda la localizzazione e la configurazione delle diverse parti del corpo, la postura riguarda l’uso che si fa di tutta la persona per assumere e mantenere questa o quella posizione; si potrebbe intendere come il legame esistente tra l’intenzione e l’esecuzione di un movimento, il modo in cui le diverse parti sono correlate nel conseguire un cambiamento o mantenere uno stato.
Per Feldenkrais non sono compatibili con una buona postura né un’eccessiva tensione muscolare né una forte intensità emotiva.
Come si arriva ad una postura migliore? Attraverso la crescita emotiva e l’apprendimento. Essa infatti non si può acquistare con il semplice esercizio fisico o la ripetizione dell’atto o dell’atteggiamento che si desidera. L’apprendimento non è un’occupazione esclusivamente mentale, come credono molti, come l’acquisizione di una capacità fisica non è solo un processo corporeo.
5- Quante volte a settimana praticarlo e per quanto?
Essendo un’educazione ed un apprendimento dipende. Non si ragiona in termini di cicli di sedute come nella fisioterapia o di giorni alternati come nell’allenamento della ginnastica.
Certo che come in tutto il lavoro di apprendimento più si pratica meglio è, quindi due volte alla settimana è meglio, ma questo deve fare i conti con la vita e l’organizzazione settimanale di ciascuno.
Meglio una volta a settimana per tutto l’anno scolastico che due volte per tre mesi, meglio una volta alla settimana prendendosi il tempo per se stessi che due volte arrivando in ritardo con ansia e stress e lavorando senza poter staccare la testa da quello che si deve fare dopo.
Per quanto? Come ogni lavoro educativo, non ha limiti, è continuo e si impara sempre di più, ci sono persone che lo praticano da quasi vent’anni con l’entusiasmo della prima volta visto lo stato di benessere che raggiungono.
6- Quanto influisce sulla vita quotidiana?
Diversamente da altre discipline in cui il beneficio si ottiene nell’ora di pratica, il Metodo Feldenkrais oltre a far sperimentare cambiamenti immediati, ha lo scopo di trasferire quanto appreso nella vita quotidiana.
Le persone che lo praticano, iniziano a percepire e ad ascoltare il proprio corpo non solo nelle ore di lezione ed applicano quanto appreso ad ogni momento del loro vivere: quando stanno seduti ad un computer, quando camminano, quando lavano i vetri, quando dormono…
7- E’ una terapia?
In senso stretto no, perché è un sistema educativo che si basa sull’apprendimento quindi non ha la pretesa di esserlo.
Tuttavia, essendo un buon lavoro di prevenzione e di educazione dà risultati a volte perfino migliori.
Va ricordato che Feldenkrais ideò questo metodo perché gli dissero che il problema che aveva ad un ginocchio in seguito ad un incidente era incurabile e non avrebbe più camminato. Spesso nei centri Feldenkrais arrivano persone che hanno provato di tutto e trovano la soluzione ai loro problemi. Perché? Perché si porta l’attenzione alla persona e alla sua storia e non al sintomo e la prospettiva nel guardare ai problemi è diversa da quella terapica.
A noi non interessa se sia terapia o no, ma che le persone trovino soluzione ai loro problemi non solo di salute ma anche di efficienza e prestazione fisica e artistica.
8- Può sostituire la psicoterapia?
Alcuni pensano di sostituire la psicoterapia col Feldenkrais.
Se da una parte il Feldenkrais è un eccellente supporto per la psicoterapia perché aiuta per l’ansia, la tensione, l’immagine di sé, dall’altra non la sostituisce.
Tuttavia degli psichiatri si sono avvicinati al­l’uso di questo metodo, in quanto per fare una diagnosi, considerare l’unità mente e corpo e lavorare sul corpo fornisce una nuova prospettiva che rivela la presenza di rapporti tra fatti che in apparenza non hanno alcun lega­me.
9- Come concepisce la sessualità Feldenkrais?
Possiamo riassumerlo con alcune sue frasi. Per esempio quando parla della reversibilità egli dice che significa maturità emotiva e salute perché indica che non siamo dominati dalle nostre passioni e scrive:
“Solo le persone veramente mature e ben coordinate possono interrompere un rapporto sessuale, rinunciarvi o riprenderlo senza alcun problema”.
“La persona sana ha una vita sessuale più piena e molto più significante della persona compulsiva. E un sano impulso sessuale non diventa quella costante sensazione assillante così familiare a molti, che assorbe tutta la loro personalità giorno e notte. La capacità di mobilizzare spontaneamente tutte le proprie facoltà per il compito immediato che si sta affrontando è di solito posseduta dalle persone capaci di piena gratificazione sessuale. Scopo (…) è dare (…) i mezzi per ottenere questa realizzazione di sé tanto soddisfacente che il problema del sesso dovrebbe recedere, dalla posizione centrale che occupa ora, al posto che gli compete: un posto essenziale ed onorevole, ma a tempo debito e non continuamente”.
“La funzione sessuale è l’espressione biologica della spinta all’accoppiamento e alla comunione con altri individui. L’individualista più estremo deve rinunciare in parte alla sua autosufficienza per rendere possibile la relazione sessuale. Una buona integrazione sociale richiede la consapevolezza che il nostro benessere personale dipende dagli altri”.
(Moshe Feldenkrais, L’io potente)
10- Serve per il mal di schiena?
Certamente sì, già più di 20 anni fa certi fisiatri parlavano di mind over back pain. La maggior parte dei mal di schiena non è dovuto per es. all’ernia al disco in sé, ma a tensione e al modo in cui la persona si muove, agli schemi (patterns) di movimento.
Ma questi schemi del dolore si possono modificare perché il cervello può modificarsi.
Spesso per evitare il dolore nella zona lombare si contrae l’addome. Questa è una reazione naturale ed utile per un tempo ristretto. Tuttavia questo schema di contrazione cambia gli schemi di movimento nel cervello ed alla fine, non solo immobilizziamo la zona lombare contraendo l’addome, ma restringiamo molto il movimento nel bacino, nella schiena, nel torace e anche nella nuca. Alla fine tutto si irrigidisce. Inoltre ci indeboliamo, perdiamo flessibilità, blocchiamo il respiro ed acceleriamo l’invecchiamento, ma soprattutto… non abbiamo risolto il problema.
La ricerca dimostra che possiamo cambiare gli schemi di movimento del cervello molto velocemente. Il movimento, vario, con una grande gamma e fatto in modo dolce con attenzione e consapevolezza è il linguaggio attraverso il quale il cervello si “sveglia”, raccoglie nuove informazioni e risolve problemi.
Al contrario, quando restringiamo i movimenti per evitare il dolore neghiamo al cervello di trovare soluzioni migliori, sofisticate e a lungo termine. Portare l’attenzione ai nostri movimenti dà informazioni al cervello per creare schemi di movimento alternativi. E’ dimostrato che quando noi ci muoviamo senza attenzione non si formano nuove connessioni nervose.
Mettendo invece attenzione a cosa sentiamo quando ci muoviamo, nel cervello aumentano le connessioni. I movimenti dolci riducono lo sforzo e l’intensità con cui ci si muove. E noi non ci muoviamo mai…troppo dolcemente.
11- Cosa dice Feldenkrais delle neuroscienze?
Feldenkrais era un uomo di scienza e diceva che “di fatto conosciamo così poco sul funzionamento del sistema nervoso in quanto unità completa, che non abbiamo il diritto di aspettarci che una qualsiasi teoria sia vicina alla verità. Siamo costretti ad accettare ipotesi che semplifichino l’approccio, e che indichino una direzione di ricerca nella quale ci si può aspettare una qualche chiarificazione alle nostre idee; attraverso approssimazioni successive si può sperare di arrivare a qualche fatto, invece che ad attraenti, ingegnose congetture”.
12- Qual è la visione dell’essere umano di Feldenkrais?
A livello concettuale Feldenkrais fece un importante passo avanti rispetto al modello del corpo umano inteso come una macchina, egli, in un certo senso, ha “messo il cervello umano nell’organismo” (F. Wildman).
Tuttavia Feldenkrais tende a parlare degli esseri umani come se fossero sistema nervoso.
Nella sua teoria quindi si può intravedere un riduzionismo materialista, con rischio di monismo. Alcuni dicono che rimase soggetto al dualismo (W. Schacker) del suo tempo anche se nella sua pratica ha superato questa impasse. Esther Thelen ci ricorda che invece non abbiamo a che fare con sistemi nervosi ma con persone.
L’organismo umano è composto di organi e apparati tra di loro organizzati. Gli organi e gli apparati svolgono delle funzioni specifiche. E’ possibile sottolineare eccessivamente sia il loro aspetto strutturale-statico o anatomico-statico sia quello funzionale-dinamico o fisiologico-dinamico.
Feldenkrais, non nega l’esistenza di organi. Considera ad esempio, l’intelligenza stessa “un meccanismo e niente altro”. Egli, giustamente, contesta una concezione statica dell’uomo e vuole dimostrare che “la struttura umana è essenzialmente una organizzazione dinamica, e che altrettanto dinamico è il comportamento umano …”. Celebre è infatti la sua frase “il movimento è vita, senza movimento la vita è impensabile”.
Egli si contrappone quindi a coloro che, a suo avviso, sottolineano eccessivamente l’elemento statico di sé, cioè a coloro che si servono di concetti come anima, istinti, inconscio, costituzione o intelligenza e li avversa perché ritiene che pongano dei limiti alle potenzialità umane, infatti egli pensa che la maggior parte delle limitazioni che incontriamo siano imputabili all’esperienza personale più che all’ereditarietà.
Va però riconosciuto che alcune espressioni di Feldenkrais possono essere fraintese, come se le funzioni fossero indipendenti dai rispettivi organi.
Inoltre la continua identificazione dell’intelletto e della volontà con il sistema nervoso costituisce un riduzionismo materialista, che in fin dei conti mortifica se non sopprime le peculiarità di ciò che materiale non è, e che nell’uomo va sotto il nome di spirito.
D’altronde, una eccessiva sottolineatura dell’unità con distinzione di psiche e di soma (ciò che tecnicamente va designato con l’espressione “unità duale”) dà luogo ad una confusione senza distinzione (tecnicamente: “unità olista o monista”), aprendo così la strada che può portare al panteismo.
Il MF, invece, come concepito dal suo ideatore, non ha niente in comune con il panteismo perché non lo ha con ciò che propriamente si definisce una religione.
Feldenkrais ha tuttavia un gran rispetto per l’essere umano in quanto “persona” e sottolinea l’importanza del tocco nel rapporto con l’altro. Arriva perfino a dire che “attraverso il contatto, due persone, quella che tocca e quella che è toccata, possono diventare un nuovo insieme: due corpi collegati da due braccia e due mani sono una nuova entità”; pure proclama che quando lavora con le persone intende dire che “danza” con loro.
13- Ha a che fare con spiritualità e religione?
Feldenkrais si dichiarava “miscredente” tuttavia ammirava Mosè, Gesù Cristo, Budda e Confucio. Quindi non chiudeva le porte alle religioni, ma nemmeno le spalancava perché entrassero nel suo metodo. Egli rispettava qualunque credo e dottrina ma non ne assumeva una sua.
L’uomo è un essere costitutivamente spirituale e quindi relazionale, sociale e la scoperta e conoscenza tra i tanti legami di quello con l’Altro provoca in lui una reazione che è la religione. Le condizioni necessarie per considerare un metodo come religione sono tre (vedi domanda seguente).
14- Allora perché a volte è stato mescolato ad altre attività e a volte di stampo new age?
Innanzittutto va fatta una distinzione, nel senso che essendo considerato la grammatica del movimento il suo spettro di applicazione alle arti, sport e salute è molto ampio, è insito nella struttura del metodo.
Per quanto riguarda le attività di stampo new age che possono mescolarlo a certe spiritualità e religioni va ricordato:
che il new age è diventato un business anche se inizialmente andava preso sul serio, ricordando che criticava molti aspetti negativi del mondo moderno che meritano di essere criticati, soprattutto il mondo creato dai positivismi e dai razionalismi, il problema è che il modo in cui lo ha fatto e le proposte conseguenti non sono state la soluzione migliore;
questo mescolamento, come in ogni professione rischia di essere fatto dal singolo insegnante che molto spesso non è nemmeno consapevole che la proposta che fa è di tipo spirituale-religioso.
Per chiarire richiamiamo le tre condizioni necessarie per considerarlo religione della domanda precedente:
 Scambiare un fine parziale in fine assoluto; il controllo e la conoscenza di sé nella felicità assoluta.
Questo pericolo di assolutizzazione incombe su tutte le tecniche corporee. Infatti, coordinare i movimenti, compierli senza sforzo con il massimo dell’efficienza, raggiungere un’armonia psicosomatica, significa ottenere una certa autorealizzazione, un benessere psico-fisico che non è poco, ma che non è tutto, tranne che per le persone che previamente hanno compiuto tale riduzionismo.
In questi ultimi anni con il diffondersi (anche positivamente) di nuove tecniche che sottolineano l’unità psicosomatica e la corrispondente dinamicità (contro il dualismo) è molto facile cadere nell’eccessiva focalizzazione di ciascuna tecnica, assolutizzandola come risolutiva di tutte le aspirazioni dell’uomo.
Chiudersi nell’unità psicosomatica e nella sua dinamicità.
Visto da questo punto di vista, il concepire l’unità psicosomatica e la sua dinamicità non solo come slegate o indipendenti dagli effetti della tecnica (la tecnica infatti è semplicemente considerata una educazione per sviluppare il proprio potenziale), ma come chiuse a qualsiasi legame o dipendenza, trasforma la tecnica in qualcosa di autosufficiente, di assoluto, in una parola, di religione (del potenziale umano).
In tale modo, la tecnica per guarire ed educare l’uomo verso l’armonia con se stesso e con gli altri propone risposte che non sono puramente empiriche, scientifiche (e filosofiche) alle questioni fondamentali degli uomini sulla loro origine e sul loro destino.
Considerare questo metodo uno “stile di vita” onnicomprensivo.
Da quanto detto nei punti precedenti, ne deriva che se per stile di vita si intende qualcosa di limitato in ambito psicosomatico, religione non è. Se per stile di vita si intende qualcosa che riguardi tutte le componenti della persona, allora lo è. Si tratta di un trasferire il modo di pensare olistico nel campo dell’educazione psicosomatica (che resta nel campo delle prospettive) al campo dei contenuti in modo che tutto diventa psiche e soma umani.

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